Il Decreto-Legge Fiscale entrato in vigore sabato scorso tradisce il patto fiduciario Governo-Imprese.
Massimo De Salvo, Presidente di Confapi Matera e Vicepresidente di Confapi nazionale con delega a Competitività, Ricerca e Sviluppo Sostenibile, rilancia le dichiarazioni del Presidente della Confederazione, Cristian Camisa, secondo cui le misure approvate dal Consiglio dei Ministri sono uno schiaffo a chi produce.
Con il DL Fiscale è stata operata un’inaccettabile penalizzazione delle imprese su Transizione 5.0, rompendo quel patto fiduciario che era stato faticosamente concordato tra le associazioni datoriali e il Governo.
Non è accettabile oggi, dopo l’impegno preso dal Governo il 18 novembre, prevedere risorse per le domande presentate tra il 7 e il 27 novembre per soli 537 milioni di euro, tagliando il contributo al 35% del credito d’imposta richiesto.
Questa penalizzazione è figlia di risorse che sono state colpevolmente spostate su altri capitoli di spesa. Il Governo ha prestato ascolto ad altre associazioni che, erroneamente, continuavano a sostenere che Transizione 5.0 non funzionasse. Confapi, invece, ha sempre ribadito il contrario, forte di una relazione continua e diretta con le imprese e i territori.
Certo, ci sono state difficoltà iniziali dovute alla burocrazia, ma la misura ha preso via via sempre più piede: il risultato finale di 4,25 miliardi di euro di richieste è la dimostrazione plastica che avevamo ragione noi e che lo strumento era vitale per il sistema produttivo.
Confapi chiede al Governo di ripensarci. Se viene rotto il patto fiduciario con chi rappresenta il cuore pulsante dell’economia italiana, nessuna nuova misura sortirà mai gli effetti sperati. Le imprese hanno bisogno di certezze e non hanno fatto altro che rispettare norme e regole scritte dall’Esecutivo.
Capiamo perfettamente che lo scenario geopolitico è completamente cambiato in poche settimane e che dovranno essere reperite risorse per affrontare la crisi, ma questo non può avvenire drenando ossigeno vitale a chi sta garantendo la tenuta economica del Paese attraverso l’innovazione.
Ci auguriamo che il tavolo di crisi – convocato per mercoledì prossimo – trovi una soluzione al problema, ripristinando il giusto equilibrio per non penalizzare coloro che hanno già sostenuto investimenti.
