CRISI DELLE COSTRUZIONI IN BASILICATA

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CRISI DELLE COSTRUZIONI IN BASILICATA:

AZIONI PER IL RILANCIO

 

Novembre 2011

 

 SOMMARIO

 1 – PREMESSA.. 3

2 – LE CAUSE ENDOGENE DELL’AGGRAVAMENTO DELLA CRISI IN BASILICATA.. 7

3 – GLI INTERVENTI DA PORRE IN ESSERE.. 9

3.1. – COSTITUIRE IL “TAVOLO PERMANENTE” SULLA CRISI DELLE COSTRUZIONI ED ATTIVARE IMMEDIATAMENTE L’OSSERVATORIO REGIONALE PER L’EDILIZIA E I LAVORI PUBBLICI.. 9

3.2. – MASSIMIZZARE LE RISORSE DISPONIBILI PER INCREMENTARE LA SPESA IN INFRASTRUTTURE E OO.PP.  12

3.3. – RECUPERARE L’EFFICIENZA DELLE STAZIONI APPALTANTI LOCALI NELLA GESTIONE STRATEGICA E FUNZIONALE DELLE OPERE PUBBLICHE.. 14

3.4. – RIPORRE MAGGIORE ATTENZIONE ALLA QUALITÀ DELLE PROGETTAZIONI. 15

3.5. – LIMITARE L’UTILIZZO DEL CRITERIO DI AGGIUDICAZIONE BASATO SUL MASSIMO RIBASSO   16

3.6. – RISOLVERE IL PROBLEMA DEI RITARDI NEI PAGAMENTI DELLE OPERE APPALTATE.. 19

3.7. – RENDERE IMMEDIATAMENTE OPERATIVI I NUOVI STRUMENTI DI AGEVOLAZIONE PER L’ACCESSO AL CREDITO.. 21

3.8. – DARE UN IMPULSO RISOLUTIVO ALL’ADOZIONE DEI NUOVI STRUMENTI URBANISTICI. 22

3.9. – RIDEFINIRE I PROGRAMMI DI EDILIZIA PRIVATA E HOUSING SOCIALE.. 24

3.10. – PROMUOVERE UN POLO TECNOLOGICO REGIONALE DELLA BIO-EDILIZIA INTEGRATO CON IL DISTRETTO DELL’ENERGIA.. 25

3.11. – REGOLARITA’ DEL LAVORO E LIVELLI ULTERIORI DI SICUREZZA E TUTELA DELLA SALUTE NEI CANTIERI EDILI. 26

3.12. – SOSTENERE LA FORMAZIONE PROFESSIONALE DEL COMPARTO DELLE COSTRUZIONI EDILI  29

 

 

 

 

1 – PREMESSA

Nel quadro di una perdurante condizione di stagnazione in cui versa l’economia del Paese, ed in misura più marcata l’economia meridionale e quella lucana –che sta facendo seguito alla “grande crisi” di portata globale del biennio 2008-2009-, il comparto delle costruzioni e delle opere civili continua ad avvitarsi in una spirale regressiva.

La profonda crisi che si trova a fronteggiare, in Basilicata, il settore delle costruzioni edili, in tutti i suoi comparti produttivi, infatti, non ha eguali nella storia del recente passato e ne ha pesantemente compromesso la storica funzione “anticiclica” a sostegno dell’economia e dell’occupazione.

Nel corso dell’ultimo anno edile (1 ottobre 2010- 30 settembre 2011),  i volumi di attività, a livello regionale,  hanno fatto registrare una ulteriore contrazione, rispetto ad un biennio precedente 2008-2009 di grande crisi, con una perdita consistente di mercato, produzione, valore aggiunto, reddito e occupazione. Riguardo a questi ultimi aspetti, è continuata l’emorragia di posti di lavoro e per gli stessi lavoratori occupati si è ridotto il numero medio di ore lavorate ed è esponenzialmente aumentato il ricorso alla cassa integrazione, con conseguente pesante riduzione del reddito medio annuo pro-capite.

Rispetto al periodo pre-crisi, la caduta occupazionale ha ormai superato il 25% della forza lavoro complessiva impiegata nel settore, con una perdita di circa 5 mila unità di lavoro equivalenti.

In questa situazione di crisi del sistema delle costruzione, i processi di immersione delle imprese marginali alimentano la diffusione delle sacche di lavoro nero e semi-irregolare, si accentuano i fenomeni di concorrenza sleale e di esasperazione dei ribassi nelle offerte per l’affidamento delle opere pubbliche, con danni rilevanti per le imprese più sane e strutturate ed un netto peggioramento delle condizioni di sicurezza e di lavoro nei cantieri.

L’insaturazione produttiva degli impianti fissi della filiera industriale (attività estrattive, lapidei, cemento, laterizi e infissi) ha portato ad una estesa utilizzazione degli ammortizzatori sociali, esempio evidente del fatto che, dalla caduta dell’edilizia si propagano effetti depressivi di più ampia portata sull’andamento dell’intero sistema economico regionale.

La gravità della situazione necessita di un concreto e forte impegno istituzionale, soprattutto da parte del Governo Regionale, con il ricorso a misure straordinarie, coraggiose ed urgenti, finalizzate a risolvere le numerose problematiche che ne connotano le peculiarità e scongiurare un tracollo dalle conseguenze produttive, economiche ed occupazionali gravissime per l’intera regione.

L’impegno straordinario richiesto deriva da un assunto incontrovertibile: sostenere il settore delle costruzioni significa sostenere l’intera economia regionale.

Infatti, nonostante la difficile situazione che il tessuto economico e produttivo nella sua interezza sta attraversando, il settore delle costruzioni è in grado di dispiegare un importante ruolo di traino per lo sviluppo generale della regione, poiché l’edilizia è l’unico settore produttivo capace di attivare impulsi che si riflettono direttamente sul territorio e si amplificano, dall’interno, su tutto il sistema socio-economico di riferimento.

Al riguardo, le specifiche analisi econometriche eseguite sul suddetto fenomeno dimostrano che il settore delle costruzioni acquista beni e servizi dall’80% dell’insieme dei settori economici, rivolgendosi peraltro quasi esclusivamente alla produzione interna per ben il 96,7% degli acquisti.

Il potente “effetto moltiplicatore” generato dall’edilizia è attestato dal fatto che, una domanda aggiuntiva di 1.000 milioni di euro nelle costruzioni genera sull’intero sistema economico una ricaduta di ben 3.374 milioni di euro, di cui 1.000 milioni all’interno del settore medesimo, 1.013 milioni nei settori collegati o comunque complementari all’edilizia e 1.361 milioni negli altri settori attivati dalla spesa delle famiglie.

Del resto, è indubbio che gli investimenti di capitale pubblico in infrastrutture e lavori pubblici rivestono un “ruolo strategico” di vitale importanza per l’intera collettività, rappresentando la “precondizione” dello sviluppo e della crescita economica e sociale di un territorio. Questo assunto basilare non è cambiato nel tempo, visto che, anche con l’avvento della “new economy” – che pure tante trasformazioni ha ingenerato nella vita sociale ed economica delle famiglie e delle imprese – non è stata certo sovvertita la necessità dell’impegno pubblico nell’investimento e nell’ammodernamento delle infrastrutture, generandosi semmai ulteriori esigenze infrastrutturali legate alle nuove tecnologie ed alle reti immateriali. Telecomunicazioni, elettricità ed acqua sono utilizzate in pressoché tutti i processi produttivi e da tutta la collettività, mentre le infrastrutture per la viabilità e i trasporti costituiscono l’input diretto di ogni processo legato alla vita sociale ed alla crescita economica.

Gli investimenti in infrastrutture, ancor più in questo periodo di crisi e in un contesto regionale quale è quello lucano, fortemente penalizzato proprio da un pesante ed atavico “gap infrastrutturale”, devono dunque rappresentare una priorità per una Regione che crede nel rilancio competitivo del proprio sistema produttivo e in una crescita stabile e duratura del proprio territorio.

Sono, dunque, queste le ragioni oggettive che devono indurre ad operare uno sforzo consistente per il rilancio delle costruzioni, un rilancio al quale il Sistema Associativo e Sindacale del settore intende contribuire con proposte concrete e sostenibili, in grado, da un lato, di far fronte alle emergenze del breve periodo e, dall’altro, di gettare le basi per una nuova crescita economica ed occupazionale ed un nuovo futuro di sviluppo.

La crisi in atto e l’analisi della sua natura e delle sue caratteristiche di fondo necessitano di affrontare i nodi della ripresa della crescita in un’ottica di sviluppo sostenibile e di profonda innovazione tecnologica, tenendo insieme le politiche e i programmi di sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti alternative e la ricerca e lo sviluppo delle filiere produttive dei nuovi materiali ed energetiche, la diffusione delle tecniche della bio-architettura e delle metodologie costruttive della eco-edilizia.

E’ necessario, al riguardo, definire e condividere una vera scala di priorità sui principali assi infrastrutturali della mobilità e dei trasporti (infraregionale e interregionale) e sul completamento degli schemi idrici e l’ammodernamento delle relative reti di distribuzione, estendendo i programmi di messa in sicurezza e di riqualificazione energetica di tutti gli immobili di proprietà pubblica destinati a funzioni e servizi collettivi, a partire dai plessi della rete scolastica regionale; assumendo come parte costitutiva delle moderne politiche di programmazione del territorio i nuovi paradigmi di salvaguardia e ripristino ambientale, di tutela del suolo e di prevenzione contro il dissesto idro-geologico, proponendo altresì una legislazione regionale di settore tesa a promuovere ed incentivare processi di aggregazione e qualificazione delle piccole e medie imprese locali.

2 – LE CAUSE ENDOGENE DELL’AGGRAVAMENTO DELLA CRISI IN BASILICATA

Le principali problematiche patite dal comparto edile lucano e che sono alla base dell’appesantimento della grave crisi in atto sono sintetizzabili come segue:

 

  • L’esaurimento, già a partire dalla metà del decennio appena trascorso, degli effetti positivi di un significativo e lungo ciclo di espansione dell’edilizia privata residenziale, commerciale, turistica, industriale, nei diversi ambiti territoriali interessati dai processi di sviluppo degli anni ’90;
  • L’eccessiva polverizzazione dell’offerta e la bassa propensione alla crescita dimensionale, all’aggregazione in reti di impresa, all’innovazione organizzativa e tecnologica e la diffusa sotto-capitalizzazione;
  • consistente e progressiva contrazione degli investimenti in infrastrutture ed opere pubbliche;
  • assenza di uno specifico organismo regionale dedicato al monitoraggio attivo e costante dell’andamento del settore delle costruzioni;
  • eccessiva frammentazione e scarsa efficienza delle stazioni appaltanti locali nella gestione strategica e funzionale delle attività di programmazione, finanziamento ed effettiva cantierizzazione delle opere pubbliche;
  • scarsa attenzione alla qualità delle progettazioni;
  • larga preferenza nelle gare d’appalto di lavori pubblici del metodo di aggiudicazione al massimo ribasso;
  • ritardi inaccettabili nei pagamenti alle imprese delle opere appaltate ed eseguite;
  • difficoltà crescenti di accesso al credito da parte delle imprese edili;
  • ritardi “epocali” da parte delle amministrazioni locali nella adozione dei nuovi strumenti di pianificazione, regolamentazione urbanistica ed assetto del territorio;
  • ritardi nell’avvio dei programmi di edilizia privata, housing sociale e riqualificazione del patrimonio edilizio;
  • assenza di uno specifico polo tecnologico regionale della bio-edilizia, integrato con il distretto dell’energia;
  • innalzamento delle criticità legate al rispetto delle norme sulla regolarità del lavoro e sulla sicurezza e tutela della salute nei cantieri edili;
  • scarsa attenzione istituzionale alle esigenze di qualificazione, riqualificazione e formazione professionale specifica del settore edile.

3 – GLI INTERVENTI DA PORRE IN ESSERE

 

3.1. – COSTITUIRE IL “TAVOLO PERMANENTE” SULLA CRISI DELLE COSTRUZIONI ED ATTIVARE IMMEDIATAMENTE L’OSSERVATORIO REGIONALE PER L’EDILIZIA E I LAVORI PUBBLICI.

 

Per fronteggiare la gravità della crisi le rappresentanze sindacali ed imprenditoriali del mondo delle costruzioni di Basilicata ritengono sussista, anche nella dimensione regionale, uno spazio non marginale per l’attivazione di politiche di regolazione e l’attuazione di linee di intervento in funzione anticiclica, in una ottica di forte concertazione sociale e di massima corresponsabilizzazione inter-istituzionale.

Diventa quindi imprescindibile dar luogo alla costituzione di un “tavolo permanente” sulla crisi dell’edilizia presso l’Assessorato Infrastrutture, Opere Pubbliche e Mobilità.

Il notevole ritardo nella realizzazione dell’Osservatorio Regionale per l’Edilizia e i Lavori Pubblici da parte della Regione Basilicata è un vuoto che va immediatamente colmato, anche per dotare di un fondamentale strumento di supporto e di ausilio l’esplicazione concreta del “tavolo permanente” delle parti sociali ed istituzionali.

Nel condividere la necessità di creare un Organismo che realizzi opportune sinergie con gli altri soggetti pubblici e privati del territorio, finalizzato a contrastare efficacemente la grave crisi economica, produttiva ed occupazionale del settore edile con particolare riferimento al comparto delle opere pubbliche, si ritiene opportuno argomentare preliminarmente su quella che è l’idea stessa di Osservatorio alla quale si aspira in concreto.

Si tratta, nello specifico, di costituire e rendere operativo un Organismo che, al di là dell’assolvimento degli adempimenti che il Codice dei Contratti Pubblici (art. 7, D.Lgs. 163/2006 e s.m.i.) già demanda propriamente all’Osservatorio Regionale sui Contratti Pubblici – ovvero, la raccolta informatizzata dei dati relativi alle gare appaltate dalle stazioni appaltanti del territorio e il conseguente trasferimento degli stessi all’Osservatorio Centrale dei Contratti Pubblici istituito presso l’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici – si occupi di svolgere attività specifiche di rilevazione, analisi, monitoraggio e controllo della situazione complessiva delle opere pubbliche nella regione e delle relative dinamiche sull’andamento delle opere stesse, valutate sulla base dell’intero processo articolato che ne sottende la realizzazione.

Diversamente argomentando, attraverso l’Osservatorio Regionale per Edilizia e i Lavori Pubblici, si deve garantire la confluenza, in una unica struttura regionale, di tutti i principali “indicatori sensibili” dell’andamento delle opere pubbliche e delle infrastrutture del territorio, partendo dall’origine del processo (attività di programmazione degli interventi, fonti e stato dei finanziamenti, aspetti progettuali, deliberazioni degli enti appaltanti di riferimento, acquisizione di autorizzazioni e pareri, ecc.) e proseguendo poi con gli aspetti tecnico-procedurali dell’appalto (bandi ed avvisi di gara, tipologie di opere, importi, procedure di scelta del contraente, imprese partecipanti, esiti delle aggiudicazioni, ribassi, ecc.) e con le vicende gestionali (stipula dei contratti, consegna ed avvio dei lavori, subappalti, sospensioni, varianti, ritardi, disfunzioni, ecc.), per finire con i passaggi conclusivi del processo stesso (completamento delle opere, collaudo, ecc.).

Tutto ciò deve realizzarsi con finalità certamente legate al conseguimento di irrinunciabili obiettivi di valenza informativa e statistica, ovvero la creazione ed il costante aggiornamento di una preziosa “banca dati” di riferimento per il settore e la sistematica produzione e pubblicazione di rapporti periodici, relazioni e studi specifici – documentazione tanto importante quanto oggi indubbiamente lacunosa, sporadica, parziale o comunque insufficiente rispetto al concreto fabbisogno e alla fondamentale utilità “strategica” che da essa ne deriva per l’azione complessiva di governo della Regione, degli enti locali e delle altre stazioni appaltanti del territorio – ma anche e soprattutto con finalità legate al conseguimento di reali obiettivi di recupero di efficienza, efficacia ed economicità nelle complesse dinamiche che sottendono alla realizzazione delle opere pubbliche e che coinvolgono, a vario titolo, competenze istituzionali di indirizzo, decisorie, di vigilanza e di controllo.

Sotto questo profilo, l’ Osservatorio Regionale per Edilizia e i Lavori Pubblici, così come illustrato, costituirebbe senz’altro un utile strumento di supporto agli Organi istituzionali – sia politici e di governo, che amministrativi e di controllo – per intervenire, in maniera attiva e propulsiva, nella soluzione delle diverse problematiche che, troppo spesso, determinano “inceppamenti” nei meccanismi di realizzazione delle opere pubbliche sul territorio, siano essi problemi legati alla programmazione degli interventi pubblici, alle fonti di finanziamento, alle dinamiche progettuali, autorizzative, amministrative, tecniche, procedurali o di qualsivoglia altra natura attinente alla tipologia dei lavori pubblici.

Per conseguire i predetti obiettivi, si ritiene opportuno che l’Osservatorio Regionale per Edilizia e i Lavori Pubblici sia adeguatamente strutturato ed organizzato in maniera tale da garantire innanzitutto il necessario flusso consolidato di dati e informazioni tra tutti gli enti e le stazioni appaltanti del territorio e poi anche con i soggetti privati istituzionalmente idonei ad alimentare il suddetto flusso, quali le associazioni di categoria, le organizzazioni sindacali specifiche del settore edile e gli enti paritetici, con particolare riferimento al sistema Cassa Edile – Edilcassa, per quanto concerne i dati relativi all’andamento del mercato del lavoro edile sul territorio.

L’impegno e la collaborazione attiva di tutti questi soggetti per una sistematica e costante acquisizione dei dati e delle informazioni è, infatti, uno degli aspetti più delicati ed importanti per un corretto funzionamento dell’ Osservatorio Regionale per Edilizia e i Lavori Pubblici e per il conseguente ottenimento di risultati soddisfacenti.

Da ultimo, ma non certo in ordine di importanza, l’attivazione dell’Osservatorio risulta indubbiamente fondamentale anche per il controllo delle condizioni di legalità e trasparenza del mercato dei lavori pubblici.

3.2. – MASSIMIZZARE LE RISORSE DISPONIBILI PER INCREMENTARE LA SPESA IN INFRASTRUTTURE E OO.PP.

 

La contrazione vertiginosa degli investimenti in infrastrutture ed opere pubbliche è causata certamente dalla crisi generale della finanza pubblica, ulteriormente aggravata, nel nostro debole contesto territoriale, dagli effetti deleteri del “Patto di Stabilità Interno” e dal progressivo irrigidimento delle sue regole.

Cionondimeno, entrambi i fenomeni non possono e non devono costituire un alibi all’impegno prioritario della Regione Basilicata verso un decisivo e rapido impiego delle risorse finanziarie disponibili, a cominciare da quelle rivenienti dalla programmazione dei fondi FESR e FAS, per la parte di questi espressamente dedicata agli investimenti in infrastrutture ed opere pubbliche.

Sotto questo profilo, l’analisi degli ultimi dati relativi ai predetti fondi evidenzia che c’è ancora tanto lavoro da fare in termini di attuazione finanziaria dei predetti programmi comunitari e conseguente cantierizzazione delle opere da realizzarsi. L’avanzamento dei programmi relativi al Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) vede, infatti, per la Basilicata, circa il 60% delle risorse ancora da impegnare, a fronte del 25% circa dei fondi già impegnati e del 15% circa di pagamenti effettuati. Per quanto riguarda invece i programmi del Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS) – dopo le misure di definanziamento, storno di fondi verso la spesa corrente nazionale ed i gravissimi ritardi imputabili al Governo nazionale – si impone la necessità di dar luogo alla velocizzazione dell’iter per l’attuazione degli interventi prioritari (infrastrutture viarie e ferroviarie) previsti nel documento programmatico per la Regione Basilicata, per un ammontare complessivo di oltre 600 milioni di euro, approvato dal CIPE nella seduta del 3 agosto 2011.

Parlando delle priorità legate agli investimenti in infrastrutture e opere pubbliche, è importante evidenziare come i predetti programmi di spesa, a causa dei tempi legati alla loro realizzazione e della tipologia di opere finanziate, non risolvono il problema della “emergenza”, ovvero, di ridare rapidamente ossigeno al tessuto produttivo delle piccole e medie imprese edili lucane, maggiormente compromesse dalla crisi in atto.

Sotto questo profilo, si sollecita la Regione Basilicata ad approntare e sostenere uno specifico “programma straordinario di piccole opere”, in grado di garantire un rapido avvio sul territorio di interventi di manutenzione e nuova costruzione velocemente cantierabili e, perciò stesso, un ristoro immediato alle imprese e all’occupazione un beneficio tangibile all’intera collettività. Ciò, dopo aver opportunamente provveduto in via preliminare ad avviare una ricognizione capillare delle opere cantierabili e non ancora appaltate con l’obiettivo di promuoverne l’immediato avvio.

3.3. – RECUPERARE L’EFFICIENZA DELLE STAZIONI APPALTANTI LOCALI NELLA GESTIONE STRATEGICA E FUNZIONALE DELLE OPERE PUBBLICHE

 

Uno degli aspetti più critici alla base dell’ “inceppamento” del complesso meccanismo che attiene alla realizzazione delle infrastrutture e opere pubbliche sul nostro territorio è quello della scarsa efficienza delle stazioni appaltanti locali nella gestione strategica e funzionale delle attività di programmazione, finanziamento ed effettiva cantierizzazione delle opere pubbliche.

Le conseguenze che ne derivano assumono livelli critici non indifferenti in termini di allungamento dei tempi intercorrenti tra la progettazione e la concreta entrata in esercizio delle opere, piuttosto che di difformità nei costi effettivi dell’opera conclusa rispetto alle stime originarie di spesa, per non parlare delle difficoltà che si ingenerano nella definizione dei bandi, nella gestione delle procedure di appalto e di aggiudicazione e nei successivi processi di realizzazione delle opere, con gravissimi disagi da parte delle imprese di costruzione e conseguente rifiorire del contenzioso.

Per dare una soluzione alla problematica in argomento, si rende assolutamente necessario dare impulso alla realizzazione di uno o più progetti di “Stazione Unica Appaltante”, ipotesi peraltro già contemplata nella vigente normativa nazionale in materia di contratti pubblici (art. 33 del D.Lgs. n. 163/2006 e s.m.i.) e recentemente consolidata a livello centrale con il D.P.C.M. 30 giugno 2011 di attuazione dell’art. 13 della L.n. 136/2010 (Piano straordinario contro le mafie) non già con il solo fine di prevenire le infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici ma anche per conseguire concreti obiettivi in termini di trasparenza, regolarità ed economicità nella gestione dei contratti pubblici, velocizzando le procedure di appalto ed ottimizzando l’utilizzo delle risorse disponibili, ovvero, sopperendo efficacemente alle difficoltà dimensionali e strutturali delle piccole stazioni appaltanti del territorio nelle attività tecniche, procedurali e gestionali legate agli appalti di lavori pubblici.

3.4. – RIPORRE MAGGIORE ATTENZIONE ALLA QUALITÀ DELLE PROGETTAZIONI

 

Gli aspetti legati alla scarsa attenzione che le amministrazioni appaltanti del territorio spesso riservano alla qualità progettuale delle opere pubbliche ha raggiunto livelli di criticità inaccettabili, con inevitabili ripercussioni negative per le imprese in fase di realizzazione delle opere pubbliche e conseguente rifiorire dei fenomeni patologici legati a questo fenomeno (sospensione lavori, varianti, riserve, contenzioso, ecc.).

Per arginare il fenomeno delle carenze progettuali, nel richiamare la necessità che la Regione si faccia carico di promuovere ogni utile azione finalizzata all’assistenza, alla verifica e al controllo sulla corretta applicazione delle specifiche norme che larga parte del Codice dei Contratti Pubblici riserva proprio alla progettazione delle OO.PP., un valido aiuto alla soluzione del problema potrebbe certamente rivenire proprio dal riservare uno spazio più ampio, in sede di scelta dei sistemi di appalto, alle gare di progettazione ed esecuzione dei lavori, ovvero, in altri termini, alla capacità delle imprese stesse di intervenire nelle fasi di progettazione definitiva e/o esecutiva dei lavori.

 

3.5. – LIMITARE L’UTILIZZO DEL CRITERIO DI AGGIUDICAZIONE BASATO SUL MASSIMO RIBASSO

 

Si ravvisa, come vera e propria “emergenza” per la Basilicata, la necessità di esercitare ogni sforzo possibile per porre un argine serio al deleterio fenomeno dei ribassi selvaggi, dovuti all’adozione di metodi di aggiudicazione delle gare basati prevalentemente sul “massimo ribasso”.

La larga preferenza, nelle gare d’appalto bandite sul territorio, dei metodi di aggiudicazione al “massimo ribasso” senza determinazione della soglia di anomalia ed efficaci controlli sulla congruità delle offerte economiche da parte delle commissioni di gara, genera infatti il proliferare di gravissimi fenomeni patologici, destabilizzanti per l’intero sistema degli appalti pubblici, in ordine alla qualità delle opere ed al rispetto delle regole basilari rivenienti dalla legislazione, dal mercato, dalla concorrenza leale.

Va infatti ricordato che l’aggiudicazione degli appalti a prezzi fortemente ribassati, oltre ad innescare possibili dinamiche negative in termini di qualità degli interventi, contribuisce, spesso, pericolosamente ad alimentare fenomeni di irregolarità fiscale, contributiva ed occupazionale, assolutamente deprecabili, fortemente lesivi della concorrenza e del mercato e, perciò stesso, da combattere responsabilmente e con ogni mezzo.

Il fenomeno è ulteriormente aggravato dalla patologica diffusione in Basilicata di gare d’appalto che vengono bandite con prezzi a base d’asta desunti da prezzari non più in vigore e non aggiornati alle reali condizioni del mercato, nel rispetto delle precise disposizioni di legge disposte dal Codice dei Contratti Pubblici (art. 133, comma 8, D.Lgs. 163/2006 e s.m.i.) con gravissimo nocumento per le imprese e conseguente incremento del contenzioso.

Ciò considerato, è necessario evidenziare che l’appalto al “massimo ribasso” non rende giustizia di un sistema normativo e regolamentare che – seppure con limitazioni – consente di ricorre, per le diverse tipologie di gara, e in maniera variamente articolata rispetto al valore dell’appalto, ad altri e più efficaci metodi di aggiudicazione, quali l’offerta economicamente più vantaggiosa e la procedura negoziata.

Si invita dunque il Governo regionale, per le competenze e le responsabilità ad esso ascrivibili, a dedicare specifica attenzione alla suddetta problematica, con opportuni interventi sugli enti appaltanti ad essa subordinati o collegati, nonché con la proposizione di “linee guida” o “di indirizzo” di valenza più generale, affinché si incrementi in maniera sostanziale l’utilizzo, da parte delle amministrazioni appaltanti del territorio, degli altri sistemi alternativi di scelta del contraente e di aggiudicazione consentiti dal vigente Codice dei Contratti Pubblici.

Si suggerisce, in tal senso, la proposizione sistematica del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa di cui all’art. 83, del Codice Appalti per gli appalti di lavori superiori a 1 milione di euro, mentre, invece, per gli appalti di lavori fino a 1 milione di euro, un ricorso più significativo alla procedura negoziata di cui all’art. 122, comma 7, del Codice Appalti.

 

Parlando di bandi di appalti pubblici è doveroso, altresì, un richiamo all’inerzia ed alle gravi difformità di applicazione nei bandi locali della nuova norma sul costo del personale non soggetto a ribasso, di cui all’art. 81, comma 3 bis, del Codice dei Contratti Pubblici, introdotta con la legge di conversione (L. n.106/2011) del c.d. “decreto sviluppo” (D.L. n.70/2011).

Al riguardo, si sollecita un intervento della Regione Basilicata con opportune “azioni di indirizzo” finalizzate a garantire la corretta ed uniforme applicazione della norma nelle gare bandite dalle amministrazioni appaltanti del territorio.

Infine, si evidenzia che nella nostra regione vengono appaltate poche gare realmente adeguate alla dimensione delle imprese locali, poiché la maggior parte delle stesse è di importo troppo elevato rispetto ai requisiti di attestazione posseduti dalle nostre imprese. Ciò costituisce una grave penalizzazione per il tessuto imprenditoriale locale, richiedendosi, quindi, opportuni interventi tesi a scorporare i grossi lavori in lotti funzionali, in modo da consentire l’accesso al mercato dei lavori pubblici da parte delle imprese locali. Sono troppi i casi di grandi imprese di altre regioni che si aggiudicano le maxi-gare, mentre le aziende lucane sono costrette a rivestire il solito ruolo di comprimarie riservato ai subappaltatori.

Al riguardo, si evidenzia che, con le novità introdotte dalla recentissima Legge n. 180 dell’11 novembre 2011 (“Norme per la tutela della libertà dell’impresa – Statuto delle Imprese”), l’art. 13 della stessa è finalizzato proprio a favorire concretamente l’accesso della piccola e media impresa al mercato dei lavori pubblici, con l’obbligo, per le Pubbliche Amministrazioni e per i soggetti aggiudicatori in genere, di suddividere i contratti di appalto in più lotti, e di introdurre specifiche modalità di coinvolgimento, nella realizzazione di grandi infrastrutture e connesse opere integrative e compensative, delle imprese residenti nelle regioni e nei territori nei quali sono localizzati gli investimenti, con particolare attenzione alle micro, piccole e medie imprese.

 

 

3.6. – RISOLVERE IL PROBLEMA DEI RITARDI NEI PAGAMENTI DELLE OPERE APPALTATE

 

E’ necessario che il Governo Regionale, per le competenze e le responsabilità ad esso ascrivibili, ponga attenzione specifica al fenomeno inaccettabile dei ritardi nei pagamenti dei lavori pubblici.

Le imprese di costruzione si ritrovano ormai strette in una vera e propria morsa finanziaria. Da una parte, infatti, le Stazioni appaltanti del territorio continuano nel non adempiere per tempo ai propri obblighi contrattuali, accumulando preoccupanti ritardi nei pagamenti alle imprese, dall’altra, c’è la stretta creditizia operata dalle banche e che sta letteralmente “bloccando” le imprese, perché non vengono rese loro disponibili le risorse necessarie per garantire anche solo la semplice operatività ordinaria, prima ancora che la possibilità di finanziare eventuali programmi di investimento e di sviluppo.

Tralasciando di considerare fenomeni di inefficienza amministrativa interna a molte stazioni appaltanti del territorio che allungano i tempi di emissione dei certificati di pagamento e dei relativi mandati, oltre che, più in generale, le lentezze che derivano dalle vischiosità burocratiche ed organizzative degli enti stessi, le cause del problema sono certamente da imputarsi all’effetto riveniente dai limiti di spesa imposti alle regioni ed gli enti locali dal “Patto di Stabilità Interno”.

Ma è questo un problema che non può e non deve gravare in alcun modo sulle imprese.

In un momento critico assai delicato come questo che stiamo vivendo, nel quale è di vitale importanza garantire liquidità alle imprese, è necessario, da parte di tutti gli enti appaltanti e le istituzioni del territorio, a cominciare quindi dal Governo Regionale, un atto di responsabilità che si traduca in risposte concrete: le imprese di costruzione che hanno realizzato lavori per conto delle amministrazioni pubbliche e che sono loro creditrici vanno pagate con puntualità, onorando i contratti, senza rinvii né ritardi ad esse certamente non imputabili.

L’azione messa in campo dalla Regione Basilicata attraverso la cessione pro-soluto e/o pro-solvendo dei crediti certificati delle imprese, ottenuta con la sottoscrizione di accordi tra alcune banche e gli enti locali debitori, hanno attenuato in misura lieve la gravità dell’emergenza finanziaria delle imprese. Ciò è sostanzialmente dipeso dal fatto che pochi enti locali, tra cui le Province, hanno proceduto alla stipula della convenzione con le banche, mentre la maggior parte dei crediti delle imprese sono vantati proprio verso i comuni. Si chiede, pertanto, che la Regione Basilicata definisca in tempi rapidi con le banche sottoscrittrici una convenzione con cui sia la Regione stessa a garantire i crediti alle imprese rivenienti dai trasferimenti agli enti locali, debitori nei confronti delle imprese esecutrici dei lavori.

Si pone, inoltre, il problema dell’onerosità per le imprese del prezzo della cessione di credito (commissione e tasso debitore) che, nella cessione pro soluto, arriva fino al 5% con l’aggiunta delle spese notarili. Si realizza quindi il paradosso di un costo che le imprese devono sopportare per riscuotere spettanze proprie. Al riguardo si propone la costituzione di un fondo specifico per il rimborso delle predette spese sostenute dalle imprese.

Al di là della predetta iniziativa di cessione dei crediti, si sollecita la Regione Basilicata ad attuare sforzi più efficaci e concreti.

In tal senso, risulta sempre più ineludibile affrontare i rigori del patto di stabilità interno in un’ottica di programmazione pluriennale e di concertazione inter-istituzionale, dando luogo anche all’immediato e sistematico avvio delle procedure di “regionalizzazione”, con particolare riferimento alla cosiddetta “compensazione orizzontale”, ovvero, la possibilità per le amministrazioni locali “virtuose” di cedere quote di patto alle amministrazioni che hanno raggiunto i propri limiti di spesa e indebitamento disposti dal patto di stabilità.

3.7. – RENDERE IMMEDIATAMENTE OPERATIVI I NUOVI STRUMENTI DI AGEVOLAZIONE PER L’ACCESSO AL CREDITO

 

La crisi finanziaria che ha coinvolto l’intero settore delle costruzioni, tanto nel comparto dei lavori pubblici, a causa dei ritardi dei pagamenti della P.A., quanto nel comparto privato, a causa della profonda crisi del mercato immobiliare, rende l’accesso al credito da parte delle imprese edili lucane sempre più difficile ed oneroso.

La stretta creditizia operata dalle banche, le quali hanno da tempo avviato una politica più rigorosa di “razionamento” del credito ed aumento degli “spread” praticati, vede le imprese di costruzioni lucane collocarsi in una posizione di estrema debolezza nell’affrontare situazioni finanziarie e creditizie sempre più critiche e preoccupanti.

In ordine a questo grave problema, si invita la Regione Basilicata a massimizzare gli sforzi prodotti, sollecitando l’immediata entrata in esercizio del “Fondo di Garanzia Regionale per il Capitale Circolante”, utilizzabile ai fini del consolidamento delle passività a breve e del rifinanziamento dei debiti a medio-lungo termine, il cui Regolamento e la relativa Modulistica sono stati, con grave ritardo, sono stati solo di recente adottati, con la D.G.R. n. 1045 del 12 luglio 2011, pubblicata sul B.U.R. n. 21 del 16 luglio 2011.

Si chiede inoltre che la Regione si faccia promotore per ottenere la riapertura dei termini previsti dalla normativa sulla sospensione dei mutui bancari delle PMI, che ha trovato la sua motivazione proprio nella crisi.

Inoltre, pur apprezzando gli strumenti posti in atto per l’accesso al credito da parte della Regione Basilicata (Fondo di garanzia per il capitale circolante delle imprese e Fondo regionale a favore delle PMI), gli stessi, come detto, stentano a dare risultati concreti a tutto il sistema economico, sia per le difficoltà strutturali delle imprese, sia per la farraginosità delle procedure.

Al contrario, pur con non poche difficoltà, i Confidi operanti in Basilicata hanno dato e continuano a dare risposte concrete al sistema lucano delle imprese.

Particolarmente in questo sistema sbilanciato verso una pericolosa situazione di crisi, sostenere i Confidi significa mantenere questo strumento importante di collegamento fra le aziende e gli istituti bancari: da un lato, sportelli d’ascolto e valutazione per gli imprenditori che hanno necessità di questo tipo di leve e, dall’altro, l’affiancamento di garanzie di spessore per le banche.

3.8. – DARE UN IMPULSO RISOLUTIVO ALL’ADOZIONE DEI NUOVI STRUMENTI URBANISTICI

 

La Regione Basilicata deve farsi carico di azioni sistematiche e risolute nei confronti degli enti locali del territorio che non hanno ancora adempiuto all’obbligo di dotarsi dei nuovi strumenti urbanistici e di assetto del territorio previsti dalla Legge Regionale n. 23/1999 e s.m.i. , ovvero: “Piano Strutturale Comunale (PSC)”, “Piano Operativo Comunale (POC)” e “Regolamento Urbanistico ed Edilizio (RUE)”.

E’ fuori dubbio, infatti, che l’incredibile ritardo (ben 12 anni!) accumulato ad oggi nella concreta attuazione della predetta legge ha già pesantemente contribuito al mancato conseguimento di importanti obiettivi strategici ed operativi in termini di governo ed utilizzo del territorio ai fini urbanistici, economici e produttivi, con grave danno per il comparto edile, in termini sia economici che occupazionali, fino al concretizzarsi di casi estremi di vero e proprio “blocco” nelle attività di costruzione e di riqualificazione urbana nei centri più importanti della Regione.

La gravità della situazione, dunque, è tale da richiedere un’attenzione particolare della Regione per le proprie specifiche competenze, ed un intervento straordinario sulle amministrazioni inadempienti.

Il mercato dell’edilizia, soprattutto quella abitativa, necessita infatti urgentemente di questi nuovi strumenti, in quanto necessari a definire con certezza gli scenari sui quali operare nel prossimo futuro, e ciò anche e soprattutto per il bene dell’intera comunità civile.

Non è più accettabile, come giustificazione al ritardo abissale maturato, il fatto che si tratta di procedure complesse e delicate, per le quali è fondamentale una approfondita analisi di tutti quegli aspetti di natura antropologica, sociale, culturale ed economica che sono la vera chiave vincente di una moderna pianificazione e regolamentazione urbanistica. Se, infatti, da un lato, è evidente che solamente l’adozione dell’intero complesso degli strumenti urbanistici potrà garantire alle diverse realtà urbane e territoriali della regione il giusto sostegno in termini di rilancio dei fattori di sviluppo sociali, oltre che economici e produttivi, e che l’intero processo non può certo prescindere da una serie di dinamiche complesse e interconnesse tra loro, d’altro canto è innegabile che il completamento di questi percorsi in seno alle diverse realtà territoriali della Basilicata è ben lungi dell’essere attuato.

Il Governo regionale, sul punto, non può continuare a rimanere inerte.

3.9. – RIDEFINIRE I PROGRAMMI DI EDILIZIA PRIVATA E HOUSING SOCIALE

 

La Regione Basilicata, di concerto con le parti sociali, deve ridefinire un “piano di rilancio dell’edilizia privata, residenziale e di housing sociale”, commisurato alle reali esigenze delle comunità e dei bisogni delle fasce sociali più deboli  improntato ai nuovi criteri tecnici e tecnologici della bioedilizia e della eco-sostenibilità.

Gli interventi dovranno interessare tutte le tipologie di edilizia, sovvenzionata, convenzionata e pubblica, per soddisfare il fabbisogno abitativo regionale di tipo residenziale, economico e popolare, e dovranno essere rivolti ad aree urbane in espansione ed  al recupero e riqualificazione dei centri storici.

Una strategia di questo tipo va sostenuta, da una parte, con interventi adeguati di carattere giuridico-fiscale (stabilizzazione di incentivi, perequazione urbanstica, procedure innovative per favorire trasferimenti di cubature) e, dall’altra, con una politica di stretta collaborazione con le parti sociali e gli enti locali, finalizzata a creare le condizioni per sinergie fondamentali, comprendenti in particolare la facoltà per i Comuni di concludere accordi con i privati per realizzare interventi attuativi dei programmi di pianificazione fissati dagli enti pubblici competenti. Sempre per agevolare la ripresa dell’edilizia privata, inoltre, si propone di concedere contributi rivolti ad abbattere i tassi di interesse dei mutui contratti dai beneficiari.

Si propone di porsi un obiettivo ambizioso e capace realmente di avviare una ripresa del settore delle costruzioni: n. 10.000 alloggi, di nuova edificazione e/o recupero, da realizzarsi in cinque anni e rivolti a tutti comuni della regione che si dotino di strumenti urbanistici adeguati e procedano alla individuazione delle aree da assegnare.

Ovviamente, riteniamo che bisogna partire proprio dall’accelerazione delle fasi attuative dei programmi di edilizia residenziale agevola e sovvenzionata già definiti ed approvati: bandi cooperative edilizia, accordi di programma con il Ministero delle Infrastrutture per la realizzazione di n. 330 alloggi di edilizia agevolata, nuovi programmi delle ATER.

Un ulteriore aspetto, assai importante nell’attuale quadro di recessione economica, è costituito dalla fiscalità urbanistica. Su questi temi è necessario che gli Enti Locali introducano forme di semplificazione e di alleggerimento dell’imposizione fiscale su trasferimenti di aree, volumetrie, diritti edificatori, cessioni di immobili. Si ritiene necessario, in tale ambito, prevedere una stabilizzazione temporale, di forma e di valori, degli incentivi fiscali già previsti, destinati agli interventi di edificazione e di recupero del patrimonio edilizio e riqualificazione energetica degli immobili.

3.10. – PROMUOVERE UN POLO TECNOLOGICO REGIONALE DELLA BIO-EDILIZIA INTEGRATO CON IL DISTRETTO DELL’ENERGIA

 

Contestualmente all’attivazione del Distretto dell’energia – così come previsto dal Piano energetico-ambientale regionale (PEAR) e nel Memorandum Governo Nazionale-Giunta Regionale sulla coltivazione dei giacimenti di idrocarburi – diventa sempre più indispensabile prevedere la promozione di un distretto sulla edilizia eco-sostenibile, nell’ottica della realizzazione di un polo tecnologico fortemente integrato.

Abbiamo la profonda consapevolezza, infatti, che la c.d. Green economy può tradursi in opportunità di sviluppo per il settore delle costruzioni, e che l’obiettivo prioritario diventa quello di indicare, sostenere ed incentivare azioni che vanno in tale direzione.

L’obiettivo primario da perseguire è il collegamento tra i centri di produzione della conoscenza (Unibas e gli altri centri di ricerca presenti sul territorio) il tessuto imprenditoriale e produttivo locale e la comunità regionale nel suo insieme, per il trasferimento e la valorizzazione economica dell’innovazione tecnologica nei nuovi ambiti strategici dell’efficienza energetica, delle energie pulite e rinnovabili e della bio-edilizia, in grado di attrarre anche investimenti esogeni e sviluppare nuove filiere produttive.

D’altronde, la stessa crisi degli ultimi anni sta accelerando un processo di riposizionamento interno del mercato immobiliare, con l’aumento della domanda di edifici certificati ad elevate prestazioni energetiche ambientali.

Gli edifici costituiscono la fonte delle emissioni dannose nell’atmosfera terrestre per più del 40% delle emissioni globali; una nuova ottica di sostenibilità è quindi necessaria per una ripresa della crescita e dello sviluppo dell’occupazione e per realizzare interventi di riqualificazione e nuove costruzioni in grado di innalzare la qualità del vivere e del lavorare.

3.11. – REGOLARITA’ DEL LAVORO E LIVELLI ULTERIORI DI SICUREZZA E TUTELA DELLA SALUTE NEI CANTIERI EDILI

 

Il perdurare della crisi e la concreta eventualità di una successiva lunga fase di stagnazione delle attività nel settore delle costruzioni, rischiano di acuire i fenomeni di concorrenza sleale fra le imprese ed il peggioramento delle condizioni di lavoro e di sicurezza nei cantieri.

Si impone, dunque, una lucida ed attenta riflessione sulle azioni realizzate nella nostra regione e sugli interventi che è necessario programmare e poi sviluppare.

Numerose evidenze mostrano che la tematica della sicurezza nei cantieri edili e del rispetto delle condizioni normative e contrattuali dei lavoratori, pur essendo diverse, presentano rilevanti connessioni: sussiste, infatti, una relazione diretta tra violazione delle condizioni di sicurezza e scarso rispetto delle norme in materia contrattuale, assicurativa e previdenziale.

Tali fenomeni, inoltre, si manifestano nell’ambito di una filiera produttiva che presenta caratteristiche specifiche di natura organizzativa, connesse alla peculiare struttura di mercato del settore, caratterizzata – ancor più nella nostra regione – da una netta prevalenza di piccole e micro-imprese.

Ciò pone un serio problema rispetto alla adeguata qualificazione delle imprese che operano nel settore, dal momento che, la presenza di imprese che operano mediante lavoratori, in tutto o in parte esclusi dalle tutele previste, consente a questi soggetti di operare in maniera anticoncorrenziale rispetto alle imprese che, invece, sostengono i costi necessari e conseguenti all’applicazione delle norme in questione.

A tal fine, pur nei limiti della competenza legislativa regionale, si rende necessario delineare un quadro normativo regionale specifico sulla tutela delle condizioni di lavoro e di sicurezza del lavoro nei cantieri edili e delle opere civili – in grado di superare le incongruenze e la comprovata inefficacia dell’impianto della L.R. n. 25/2007 (molte sue parti, peraltro, largamente inattuata) – che possa essere anche di promozione e sostegno al ruolo negoziale e di controllo sociale delle rappresentanze sociali ed imprenditoriali, ed alle funzioni proprie degli organismi paritetici e di settore e delle rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza territoriali (RLST).

Insomma, un nuovo corpus legislativo regionale – nell’ambito del più generale quadro normativo europeo e nazionale – teso a perseguire i seguenti obiettivi:

–         promuovere il miglioramento delle condizioni di tutela della salute e delle condizioni di sicurezza e tutela del lavoro, a qualunque titolo svolto, nei cantieri edili a committenza pubblica e privata;

–         inserire nel nuovo articolato elementi legati al tema della legalità che è strettamente correlato a quello dei contratti pubblici e della sicurezza del lavoro e alla responsabilità sociale dell’impresa;

–         predisporre norme che abbiano una efficacia diretta senza aggravi burocratici ulteriori, evitando norme a carattere programmatorio; in particolare razionalizzare e semplificare l’attività amministrativa anche con l’ausilio di strumenti informatici ad hoc;

–         coordinare e sviluppare l’attività di monitoraggio e di segnalazione, attraverso la istituzione di un Osservatorio epidemiologico infortuni e malattie professionali, abrogando l’Osservatorio ex art. 2 L.R. n. 27/2007 non ancora entrato in funzione a quattro anni dall’emanazione della stessa Legge;

–         promuovere un sistema di qualificazione di impresa, dentro le linee e le regole in via di definizione a livello nazionale (c.d. patente a punti);

–         configurare un sistema di premialità selettivo, a favore delle imprese che rispettino le normative legislative contrattuali in materia e si impegnano, attraverso la implementazione delle c.d. “buone pratiche” (accordi sindacali, protocolli degli Organismi Bilaterali, programmi di sorveglianza concordati anche con gli organi pubblici preposti, etc), ad innalzare  i livelli di sicurezza e di prevenzione nei cantieri e negli altri luoghi di lavoro.

3.12. – SOSTENERE LA FORMAZIONE PROFESSIONALE DEL COMPARTO DELLE COSTRUZIONI EDILI

 

La definizione di un sistema articolato di misure rivolte al sostegno ed al rilancio del settore edile, soprattutto nel contesto economico sin qui delineato, non può prescindere da un incisivo intervento istituzionale finalizzato a sostenere e promuovere la competitività delle imprese edili attraverso misure di qualificazione e riqualificazione delle maestranze e di formazione in materia di salute e di sicurezza sul lavoro.

Nelle imprese di costruzione e più in generale nella filiera edile, infatti, il vero valore aggiunto è costituto dal capitale umano, che garantisce stabilità e continuità nell’organizzazione e nella gestione e dell’attività lavorativa .

Oggi tale capitale è costituito, per un verso, da figure professionali tradizionali che rischiano di scomparire a causa dello scarso “appeal” del settore presso i giovani  e, quindi, da una ormai allarmante  assenza di ricambio generazionale, colmata solo in parte dalla presenza di addetti provenienti dai paesi del nord est dell’Europa o dal Nord Africa.

Le nuove tecnologie applicate anche all’industria delle costruzioni e l’evoluzione che, comunque, ha interessato il settore richiedono di converso  figure innovative, dotate di un corredo formativo di alta specializzazione e che attualmente risultano difficilmente reperibili sul mercato del lavoro.

E’ necessario, dunque, programmare e rendere immediatamente disponibili misure di incentivazione destinate in via prioritaria al settore edile attraverso un panel di interventi specifici rivolti alla riqualificazione del personale già occupato con professionalità “obsolete”, alla formazione di base per i giovani che si avvicinano per la prima volta al lavoro nelle imprese edili ed in ultimo alla formazione di figure specialistiche (si pensi ad esempio agli operatori di macchine complesse o ai saldatori certificati) per le quali esiste una domanda legata anche al contesto produttivo locale.

Il sistema vincolante di norme in materia di sicurezza, che nel settore edile ha una sua peculiarità, impongono, inoltre, un impegno aggiuntivo nell’ attività formativa non solo per ottemperare agli obblighi di legge ma anche per promuovere ed elevare i livelli di sicurezza in un comparto considerato ad alto rischio.

In questo ambito, poi, disposizioni contrattuali e normative assegnano agli enti bilatelari un ruolo fondamentale nell’erogazione degli interventi formativi anche in materia di sicurezza.

Le scuole edili ed i comitati paritetici, infatti, grazie alla esperienza specifica di settore hanno surrogato negli anni l’endemica carenza di interventi pubblici destinati alla formazione delle maestranze edili ( primo ingresso, formazione di base sicurezza) e hanno garantito un valido supporto in termini di assistenza , consulenza e know how alle imprese presenti sul territorio, facendo ricorso, quasi esclusivamente, a risorse interne rivenienti dal sistema della bilateralità.

Oggi questo sistema è collassato e gli enti paritetici non possono più svolgere – in assenza di adeguate politiche di sostegno rivolte direttamente o indirettamente alle imprese – quel ruolo imprescindibile che fino ad oggi ha consentito loro di mantenere elevati standard qualitativi nella formazione e nella sicurezza del settore edile.

E’ necessario, poi, rimodulare le procedure di accesso ai canali pubblici di finanziamento in materia di formazione poiché queste ultime non risultano coerenti con le esigenze del comparto.

Dal punto di vista metodologico, infatti, lo strumento del bando con il quale fino ad oggi sono stati finanziati gli interventi formativi mal si concilia con l’organizzazione ed i tempi  delle imprese edili, che scontano un elevato turn over del personale ed una stagionalità molto spinta delle lavorazioni, concentrate prevalentemente nel periodo primavera – estate.

Un’ efficace e capillare azione formativa nel settore, rivolta anche agli addetti di imprese di piccole dimensioni e poco strutturate, va programmata e attuata in tempi brevissimi sfruttando i mesi di fermo dei cantieri.

La rigidità dei bandi non consente un tale approccio poiché dal momento dell’emanazione a quello dell’attuazione delle misure trascorrono mesi, se non addirittura anni, rendendo del tutto inefficaci e superati gli interventi, in quanto, nelle more, struttura organizzativa ed esigenze formative dell’impresa edile risultano certamente variate.

Va, quindi, privilegiata una procedura ”a sportello” che garantisca la flessibilità necessaria alle imprese edili, per conciliare esigenze organizzative e gestionali con quelle formative, intervenendo con il sostegno economico nei tempi e nei modi che risultino più coerenti con la peculiarità del settore.

 

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