Confapi sull’abolizione delle tasse sulla casa: si dia la precedenza ai capannoni industriali. Come imu e tasi pesano sulle imprese

Il peso delle imposte sugli immobili a uso produttivo nel materano mette a dura prova i bilanci aziendali. Ma nessuno se ne dà pena; né il Comune di Matera che ancora non ha preso in carico la pubblica illuminazione e la manutenzione strade nelle aree industriali, al fine di evitare il duplice prelievo sulle imprese (da parte di Comune e Consorzio Industriale); né il governo nazionale che ha annunciato l’abolizione delle tasse sulla casa ma non sui capannoni industriali.
Enzo Acito, presidente di Confapi Matera, insieme al suo collega di Confapi Padova, Carlo Valerio, ritiene che invece di eliminare Imu e Tasi per la prima casa sia meglio farlo sui fabbricati, che sono uno strumento di lavoro per le imprese, ancora una volta ignorate dal governo. Gli immobili della categoria catastale D subiscono ogni anno un salasso per Imu e Tasi, sottraendo liquidità che potrebbe essere rimessa in circolo.
Matteo Renzi ha affermato di voler abolire entro il 2016 Tasi e Imu sulla prima casa, sui terreni agricoli e per i macchinari imbullonati. Ma non ha fatto alcun riferimento all’esenzione da Imu e Tasi per gli immobili a uso produttivo. A nostro parere è proprio per i capannoni che il governo dovrebbe intervenire, eliminando queste imposte, perché Imu e Tasi nascono come tasse sul patrimonio ma in questo caso a essere colpiti sono gli strumenti di lavoro. E sono state proprio le piccole imprese, già messe a dura prova da anni di recessione ininterrotta, quelle più penalizzate dall’introduzione di tali imposte. Come si può pensare di rilanciare l’economia se si colpisce alla base chi dovrebbe investire?
I dati dall’Agenzia delle entrate testimoniano che i capannoni, presenti nella categoria catastale D, nel 2014 hanno generato il gettito più importante per le casse pubbliche per quanto riguarda gli immobili strumentali, arrivando a pesare nel complesso per oltre 6.15 miliardi sulla tasche degli imprenditori, quasi il doppio (un aumento tra il 93 e il 94%) rispetto a quanto non accadesse fino al 2011 per gli stessi immobili con la vecchia Ici.
Una liquidità che sicuramente sarebbe utile se fosse rimessa in circolo e non fosse destinata al fisco. Fermo restando che se l’obiettivo è agevolare gli investimenti delle imprese occorre ridurre l’attuale, insostenibile pressione fiscale. E’ proprio a causa dell’elevata pressione fiscale se non vengono effettuati molti investimenti che sarebbero necessari allo sviluppo. Tutto ciò finisce per gravare pesantemente sul territorio materano, che avrebbe le potenzialità per rialzarsi e attrarre risorse.
Matera, 14 settembre 2015

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