A rischio il CIDOT e la creazione del Distretto Tecnologico

Matera sarebbe potuta diventare capitale europea dell’Osservazione della Terra, grazie al progetto Cosmo Sky Med, alla creazione del CIDOT (centro di interpretazione dati di osservazione della Terra) e alla nascita del distretto tecnologico.
Le premesse c’erano tutte grazie all’accordo di programma sottoscritto nel 2010 tra la Regione Basilicata e l’Agenzia Spaziale Italiana. Confapi chiese che i dati del progetto Cosmo Sky Med fossero messi a disposizione delle imprese a prezzi accessibili e che le attività dell’ASI fossero realizzate in Basilicata.
  Il sistema produttivo locale del Terziario Avanzato è un settore dalle interessanti potenzialità e con sicure prospettive di sviluppo. Grandi speranze sono riposte nell’accordo di programma quadro per la realizzazione di un distretto tecnologico che, sviluppando i settori della ricerca, sviluppo ed innovazione, colma una delle principali lacune del nostro sistema produttivo e, in generale, del nostro territorio, ponendo così le basi per superare un gap di competitività nei confronti delle altre regioni d’Italia e d’Europa. L’accordo, tuttavia, non è mai stato attuato, con il rischio che l’ASI decida di investire altrove.
Leggiamo oggi del rischio che tutto il lavoro fatto finora venga vanificato, compreso l’impulso al cluster di pmi operanti nel settore dell’Osservazione della Terra. Il Pano Decennale dell’ASI, approvato dal Miur, prevede cospicue risorse finanziarie, a cui si aggiungerà il cofinanziamento della Regione Basilicata.
Confapi mette in guardia dal rischio che queste opportunità vadano perse. Le promesse fatte finora non sono state mantenute; infatti la realizzazione del CIDOT avrebbe dovuto costituire un elemento di sostegno allo sviluppo di PMI, locali e no. Per non parlare della fruibilità dei dati per le imprese dell’indotto ICT, un enorme patrimonio di informazioni che possono diventare fonte di sviluppo per le pmi lucane per proporsi direttamente sul mercato e per le quali si chiedeva la liberalizzazione del mercato. In proposito Confapi auspica che i dati siano resi accessibili a tutti.
Si chiese anche che le associazioni imprenditoriali fossero coinvolte nel Comitato di Indirizzo previsto dall’Accordo di Programma, che attualmente prevede 8 persone, 4 dell’ASI e 4 della Regione. Infatti, se l’obiettivo è  “lo sviluppo di un tessuto produttivo e di una rete di imprese e consorzi per lo sviluppo tecnologico e il monitoraggio dell’ambiente”, è necessario consultare i beneficiari diretti di questo sviluppo, cioè le aziende, quindi le associazioni imprenditoriali.
Ci si chiede, adesso, se tutto questo avrà un seguito oppure se questo territorio perderà l’ennesima occasione di sviluppo.

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