Come volevasi dimostrare. Nel 2025 l’economia della Basilicata ha ristagnato e le esportazioni sono diminuite. Secondo lo studio della Banca d’Italia, condotto con la solita precisione e con il contributo di tutte le parti in causa, la battuta d’arresto è dovuta soprattutto alle vicende negative dell’automotive e delle estrazioni petrolifere.

Ma questa è storia nota e unanimemente riconosciuta. Quello che, invece, è altrettanto noto ma poco riconosciuto, è che la tenuta generale dell’economia lucana, quindi della società, è resa possibile grazie al sistema imprenditoriale delle piccole e medie imprese, vero motore economico e reale garanzia di tenuta sociale.

Turismo, Costruzioni e Agroalimentare su tutti, ma anche altri settori come ICT e Servizi Avanzati, Meccanica, Chimica, Energia, Ambiente e tanti altri, fanno registrare performance positive.

Secondo lo Svimez il Mezzogiorno continua a crescere a un ritmo superiore rispetto al Centro-Nord; secondo BankItalia, però, la Basilicata cresce meno sia del Mezzogiorno che della media nazionale. La resilienza e la capacità di reazione stanno tutte nel vasto tessuto produttivo di PMI che investono caparbiamente sul territorio, assumono in loco e non delocalizzano.

La capacità di crescita delle imprese di minori dimensioni viene continuamente sottovalutata, mentre i segnali positivi vanno consolidati attraverso scelte politiche e industriali coraggiose. Per trasformare questi segnali in sviluppo strutturale occorre intervenire su due priorità fondamentali: semplificazione ed energia. Le piccole e medie imprese non possono continuare a confrontarsi con procedure amministrative lente e complesse che rallentano investimenti, innovazione e competitività. Servono regole più semplici, tempi certi e una pubblica amministrazione capace di accompagnare i processi di sviluppo. Allo stesso tempo, il costo dell’energia continua a rappresentare uno dei principali fattori di criticità per il sistema produttivo meridionale e nazionale. È necessario accelerare gli investimenti nelle infrastrutture energetiche, sostenere l’autoproduzione da fonti rinnovabili e garantire condizioni competitive per le imprese, che oggi affrontano costi superiori rispetto a molti competitor europei.

Tra il 2000 e il 2024 oltre 100mila giovani laureati si sono trasferiti all’estero, 25mila solo nel 2024 a fronte di 4mila rimpatri. Sono i dati impietosi del rapporto annuale Istat 2026 e delle Considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia sulla fuga dei talenti che si trasferiscono all’estero in cerca di migliori opportunità di lavoro. Non bisogna ignorare questi dati se non vogliamo lasciare le nostre aziende prive di risorse umane qualificate e indietro nell’innovazione, e il territorio ulteriormente impoverito.

Confapi Matera aveva lanciato l’allarme sin dal 2022 quando, con l’approvazione da parte della Commissione Europea della nuova Carta degli aiuti di Stato a finalità regionale per il periodo 2022-2027, segnalammo che la Basilicata veniva duramente penalizzata rispetto a Regioni limitrofe come la Puglia, la Calabria e la Campania, accusando un enorme svantaggio competitivo.